Le perle sono il gioiello per eccellenza ai colli delle attrici felliniane. In generale non sono il singolo filo in voga tra le signore borghesi anni ’50 e ‘60, bensì collane a più giri, ad eccezione del film E la nave va dove le perle si allungano sino al ventre come all’epoca in cui è ambientata la pellicola. Anche gli uomini maneggiano queste sfere preziose. Giulio ne La dolce vita le stringe insieme alla mano della sua donna mentre balla.

L’apoteosi tuttavia è della Gradisca di Amarcord: nella stanza del Grand Hotel di Rimini vengono toccate voluttuosamente in un preludio allusivo dell’amplesso che seguirà, introdotto dall’indimenticabile: “gradisca”. Altrettanto simbolica della funzione sessuale delle perle, la scena de La dolce vita in cui Nadia inizia il celeberrimo spogliarello proprio sfilandosi una collana a più giri di perle che cinge intorno al collo di un amico, come a passargli il testimone della sottomissione per aprirsi alla libertà di mostrare il corpo. Le testimonianze di Angelucci confermano: “Per Federico le perle erano gocce di mare ma anche una forma di sottomissione della donna, come tutto ciò che cinge il collo. Quasi un simbolo di schiavitù (vedi il lemma: nastrini). Interessante notare anche che ambedue i generi di collana siano indossati solo da signore. Anitona ne La dolce vita invece non le indossa”.