Le piume ondeggiano in tanti personaggi di Fellini, compresi i due travestiti che si esibiscono nella festa finale de La dolce vita. 

“Fellini –racconta Angelucci- le usava, facendo riferimento all’avanspettacolo e alla rivista. Quel teatro leggero, non stimato, dove ci si masturbava e dal quale proveniva Leopoldo Trieste: il Leopoldo de I vitelloni. Quando le piume diventano d’infima qualità rappresentano la miseria. Cabiria indossava un bolerino di penne di pollo (l’unico uccello che non vola): quanto di più povero si possa immaginare, l’allusione al desiderio di una pelliccia, il “vorrei ma non posso”. Con una grande coda di piume che fa la ruota, nel film 8 ½ Jaqueline sta per essere esiliata al piano superiore del casinò, a causa della sua anzianità. Il sapore da avanspettacolo è sottolineato da “la negretta” Hazel Rogers: una ragazza di colore, new entry esotica nel gruppo delle prostitute, che ha lo stesso caschetto di Josephine Baker con le basette volutamente enfatizzate nelle punte.

Ancor più umiliante è la scena della festa finale de La dolce vita nella quale la contadina in cerca di successo viene messa a carponi e coperta di piume fuoriuscite da un guanciale squarciato. “Qui –stigmatizza Angelucci- siamo proprio all’abbassamento totale, perché la poveretta non si ribella, ride e piange, è ubriaca, ma soprattutto è consenziente a tutto. La povertà è anche mentale”.