Partiti da Gelsomina, ne La strada e attraverso Cabiria, i rigoni percorrono tutta la filmografia di Fellini, trionfando nella parata finale di 8 ½ . “Nel circo di Zampanò –riflette Luigi Piccolo della sartoria Farani- avevano un significato perché facevano parte del mondo dei saltimbanchi. Ma altrove?”.

“Portavano i personaggi nella teatralità circense – risponde Angelucci- alterandoli e caricaturandoli. Una volta Fellini arrivò a chiedere che Giulietta assomigliasse a un bruco”. E come un’ape gialla e nera è raffigurata, nel Libro dei Sogni, la cantante Mina. Tra i vari significati delle righe nell’immaginario felliniano c’è senza dubbio un retaggio del suo abito infantile alla marinaretta. Lo stesso che indossa il bimbo ne Lo sceicco Bianco. L’importanza della marinaretta è tale che il regista fece un curioso racconto a Gianfranco Angelucci: “Quando Fellini fu colpito da ictus al Grand Hotel di Rimini, mi disse che a salvarlo era stato un angelo apparso nel sembiante di un bambino vestito da marinaretto”.

Un discorso a parte, meritano le righe nell’assemblea delle femministe de La città delle donne: uno spaccato di costume del modo di vestire di quella generazione, dove irrompe anche il gessato maschile a simboleggiare l’inversione dei ruoli di comando. Fellini subiva il fascino del potere dei gessati connessi alla figura di Gianni Agnelli, icona del doppio petto. Non a caso, forse, l’Avvocato ricorre spesso nel Libro dei sogni anche a fianco di Renato Vallanzasca. D’altro canto nei bozzetti del film il bidone, anche il bidonista, indossa un vistosissimo gessato a righe blu su fondo bianco. Quasi a suggerire che il mondo degli affari ha qualcosa in comune con il malaffare.