In un’epoca in cui i tatuaggi erano imbarazzanti simboli di trascorsi carcerari, Fellini ha più volte tatuato i busti delle sue donne. L’attuale senso decorativo di questa pratica emerge già dallo schizzo in cui sia la gola che il collo di Giulietta sono istoriati “dall’edificante scritta a raggiera, il cui senso mi riempiva di gioioso stupore”. Negli appunti di un altro sogno, invece, Fellini immagina un corpo tatuato con ideogrammi indecifrabili. Qualcosa di molto simile, forse, al bustino che Karl Lagerfeld firmò per Chanel nel 1994, il quale recava inciso un estratto del Corano che mandò su tutte le furie i musulmani.