A partire da La strada, col giubbotto di Zampanò e la mantellina di Giulietta, Fellini ricorre spesso ai mercatini dell’usato, per vestire i suoi personaggi anticipando la moda del vintage. “Il giaccone in cuoio di Zampanò –ricorda Angelucci- era americano di un pilota della seconda guerra mondiale. Fellini aveva chiesto che fosse pieno di tasche, perché l’attore doveva compiere più azioni in contemporanea”. Una prefigurazione dell’odierno uomo multi-tasking. Ricorda Angelucci:

Lo stesso moto-furgone che guida Zampanò fu costruito con una motocicletta Norton recuperata in una scarpata a Civita di Bagnoregio. Il motore era ancora efficiente ma il telaio quasi inservibile, mancavano le ruote e gran parte degli accessori. Il meccanico che la rimise in sesto aveva ottant’anni e si chiamava Ugo Trucca (nome omen). Mi raccontò con lucida profusione di particolari quando Fellini si recò nella sua officina per descrivergli il veicolo che avrebbe voluto utilizzare nel film. E di come alla fine pretese che sui lati della tela cerata del cassone fossero dipinte due sirene. Operazione cui pose mano lo scenografo Piero Gherardi…”.

Fellini fu così entusiasta del lavoro che scritturò Trucca e sua moglie Nevina come generici per la festa di matrimonio che si svolge sull’aia. In generale, l’uso di materiali di risulta era un sistema per creare costumi che non avessero coerenza, anticipando così logica dell’odierno stile trasversale con cui si mescolano particolari ed epoche diverse come navigando random da un sito all’altro, l’applicazione pratica di un citazionismo colto e una sorta di profetico montaggio parallelo degli stili.