Premessa: le sfilate donna slittano di una settimana al 25 febbraio al 3 marzo. Lo spostamento è stato innescato dalla Fédération Française de la Couture du Prêt-à-Porter des Couturiers et des Créateurs de Mode, la Camera della Moda Francese, che ha programmato le passerelle maschili 2015 dal 21 al 25 gennaio.  Pertanto, Milano Moda Uomo si svolgerà dal 17 al 20 gennaio, dopo Pitti Immagine dal 13 al 20 gennaio. (La befana è salva, a questo giro).  Nel frattempo, gli uffici stampa sono in allarme perché, non hanno ancora ricevuto segnalazioni sulle location disponibili per le passerelle femminili. Addirittura si discute sul ruolo che avrà nella stesura dei prossimi calendari, l’amministratore delegato della CNMI, Jane Reeve. Quando scadrà il suo contratto, s’intende.

Il SONDAGGIO DEL CHI E’ CHI SU MMD

Alla luce di un’edizione di sfilate davvero controverse, stigmatizzata dall’articolo di Lucia Serlenga Davvero esilarante sul sito Chi è Chi della Moda, la testata digitale ha commissionato un sondaggio ad ACS Marketing Solutions su un data base di 3507 addetti ai lavori: giornalisti, buyers, comunicatori e uffici stampa. Per un totale di 197 interviste. Obiettivo: esplorare valide alternative al calendario che quanto meno empiricamente è risultato assai discutibile. Usiamo il “quanto meno empiricamente” perché i dati di questa inchiesta (ma perché l’ha fatto il Chi è Chi e non ci ha pensato la Camera della Moda?) riserva delle sorprese. Tanto che la matematica non sarà un’opinione, ma certi numeri meritano comunque un dibattito e qualche commento. Vediamo punto per punto.

 

     Tra il 5 e il 7

  1. 1.    Il 44% degli addetti ai lavori individua in 7 giorni la durata ideale di Milano Moda Donna. 5 com’è accaduto per l’ultima manifestazione, sembrano effettivamente pochi. Ma ragionando su scala mondiale – perché oggi, nel villaggio globale, è così che si deve fare – quanti dei nomi in palinsesto meritano di occupare un posto alla stregua delle grandi firme? Non sarebbe opportuno trovare un contenitore, tipo una fiera che riunisse con un format un po’ più agile, un tot di marchi che fanne esclusivamente prodotto? È giusto che tutti abbiano l’ambizione di crescere e di sfilare, ma questo andrebbe contestualizzate e raccordato all’economia del calendario, certo allungato almeno 6 giorni. Tutti noi giornalisti abbiamo iniziato la carriera, sognando di diventare Indro Modanelli ma non per questo sono esistiti editori tanto scellerati da farci dirigere immediatamente la testata di un quotidiano come il grande Indro. Poi ci sono almeno 2 nuovi elementi imprescindibili: la mancanza di tempo e di risorse economiche. I giornalisti non si possono più assentare dalle redazioni per una settimana che sommata a quella di New York, Londra e Parigi, diventa circa un mese. I giornali non possono più permettersi il lusso di un inviato che si occupi solo di moda. Ora questa figura professionale ha un ruolo multitasking nella macchina della testata per cui deve passare articoli, titolarli e sottotitolarli (a quando le pulizie?). Un tempo queste cose le facevano altri, ora prepensionati, in solidarietà etc.. Idem per i buyer: non possono più lasciare i loro negozi senza “l’occhio del padrone” che proverbialmente dovrebbe ingrassare un cavallo sempre più magro. Specialmente durante le sfilate uomo che si accavallano ai saldi: l’unico periodo in cui finalmente si fa cassetto. E poi vogliamo mettere la questione dei costi, tra alberghi, ristoranti, taxi etc… Non a caso, la maggior parte degli operatori anche se il calendario delle manifestazioni straniere dura una settimana, concentrano le loro presenze in 4/5 giorni. Certo, dati i tempi di crisi sarebbe opportuno che la Camera Nazionale della Moda esplorasse coma fa già Altaroma, l’ipotesi di ospitare in hotel e sui voli Alitalia gli addetti più accreditati. Adesso c’è pure Montezemolo a capo degli aereoplanini. PIU’ STELLA JEAN DI FENDI?
  2. Condividiamo in pieno che il 28% indichi Armani come la maison giusta per chiudere la manifestazione e il 20% faccia il nome di Prada. L’ideale sarebbe il tandem ma allora si porrebbe il problema di chi apre. Perché la rosa dei candidati si ridurrebbe a Gucci 22% e Dolce&Gabbana il 7%. Sorprendente ed eloquente il fatto che solo l’1% indichi Versace, Fendi e Roberto Cavalli, battuti persino da Stella Jean 2%. Ma si sa, al sondaggio partecipano anche le redattrici di moda che inseguono sempre l’ultimo emergente di grido salvo sconfessarlo la stagione successiva. Troppe ne abbiamo viste in tal senso da Sybilla degli Anni ’80 a Kostas Murkudis.

NON ANDARE, VALENTINO!

  1. Alla voce stilisti da inserire, nessuna obiezione: il 51% tifa giustamente per Valentino grande gloria Nazionale come la Ferrari, seguono Miu Miu 17% che comunque continuerà a sfilare a Parigi perché la post comunista Miuccia è tanto fedele alla città delle barricate… Infine, il 9% sostiene Brunello Cucinelli. Il quale avrebbe tutta la sostanza e forse anche più spessore/risorse di molte griffe per affrontare la passerella. Ma i suoi capi senza eccessi spettacolari – e questa è la sua fortuna – non è meglio toccarli con mano? È un tale piacere lisciare quei cachemire….

ALE’ SUPPORTER

  1. Ancora d’accordo sull’idea rock di inserire i giovani come supporter prima dei big, modello concerto rock. In fin dei conti, lo fece anche il mitico Bob Marley. In alternativa ottima l’idea di riunire i ragazzi in uno spazio collettivo che poi sarebbe l’evoluzione del caro e vecchio Contemporary Anni ‘80. In tal modo, in un’ora di visita dedicata e riservata ad hoc nel calendario, gli operatori potrebbero farsi un’idea degli emergenti. Fermo restando – e questo va sottolineato in grassetto – che i buyer hanno una tremenda paura dei ragazzi perché, devono investire su una firma irriconoscibile che presenta anche l’incognita delle consegne. Col rischio di una doppia perdita: una sul prodotto non ricevuto in negozio, l’altra sui capitali disinvestiti da altri marchi solidi, efficienti nel servizio e efficaci sul mercato.

A CHI NON PIACCIONI I FRANCESI?

  1. Sorvoliamo sulle aspettative dei marchi stranieri che potrebbero sfilare a Milano. Brand come Chanel, Burberry e Ralph Lauren nei loro stati corrispettivi, Francia, Inghilterra e America sono un patrimonio che i governi si tengono ben stretti. Dunque non facciamoci illusioni… Certo sorprende che il super divo Tom Ford riscuota solo il 5% delle adesioni che scendono a 4% per Dior. E poi al 3% con Gaultier che ormai non sfilerà più e al 2% con Givenchy, Lanvin, Vuitton e Saint Laurent. Ma questi ultimi non erano le super star della moda contemporanea? Chi avrà abbassato la media, la stampa, i compratori o le P.R. che non hanno questi prestigiosi clienti? Il bicchiere è vuoto o pieno? In cauda venenum, l’11% degli intervistati non sa indicare: “elementi di criticità nell’ultima edizione e migliorie per la prossima. Mentre, il 5% dichiara che “non vi è niente da implementare per il prossimo anno”. Ma allora dopo tante polemiche, va ancora e per l’ennesima volta tutto bene? Dipende da dove e da come si guarda il bicchiere. Se è appena pieno per l’11% significa che è vuoto per l’89%? La media sembra alzarsi di poco per l’operato del nuovo amministratore delegato Jane Reeve: “appena soddisfacente” per un valore di 3 su una scala di 5. Boh!?!?