Più di 250 persone contate dal matematico buttafuori, hanno sfidato la pioggia sul roof della galleria 10 Corso Como per assistere alla presentazione del libro Un nuovo mondo (ed. Bompiani) scritto dal designer Ennio Capasa. Tanti, forse troppi stilisti hanno ceduto al narcisismo di raccontare le loro vite. Ma questo volume traduce l’autobiografismo del creatore in una comparazione tra la cultura pugliese da cui proviene Ennio Capasa (nativo di Lecce) e quella giapponese che lo stilista di Costume National dal 1983 ha conosciuto attraverso il maestro Yohji Yamamoto. Sicché, il mondo delle orecchiette si incontra/scontra con quella della tempura. E il diario di Ennio diventa un lungo servizio di costume sulla compenetrazione (compresa quella erotica “senza parole”) tra due realtà in perfetto stile glocal: la globalità nipponica e la regionalità del Salento.

PLASTICULTURA

Date queste premesse editoriali, alla presentazione del libro è arrivato un popolo che abitualmente non frequenta tediose passerelle di parole. Più che ad un evento letterario, sembrava di essere a una serata del Plastic: tant’è che c’era anche il titolare del club, Lucio Nisi. Tra hipster barbuti e signorine minimal, Fabio Novembre, Paolo Ruffini e Anna Maria Bernardini De Pace. Mentre Elio Fiorucci si aggirava con una spumeggiante signorina che sta scrivendo la sua biografa, al secolo Ceres: nomen, omen. Sullo sfondo, i grattacieli illuminati di Tecnocity, ad accentuare la dimensione un po’ Blade Runner della serata. Perfetti in questo in contesto, una coppia di anziani imbucati. Tutto bene, finché hanno condiviso i vassoi di tartine al prosciutto e al salmone. Un dubbio “cubista”, quando è arrivato il tofu: “cos’è questa roba quadrata?” Sballo finale nel momento in cui hanno bevuto il Moscow Mule, credendolo vino bianco di Frascati. (Castellino Bertolli?). Anche questa è post-umanità.