Stampa al servizio della pubblicità: un articolo di Luigi Ferro, apparso durante le vacanze su il fattoquotidiano.it, ha messo in luce che: “i giornalisti di Time Inc valgono tanto, quanto risultano appetibili per gli inserzionisti”. Questo criterio potrebbe essere adottato dalla società anche in vista dei prossimi licenziamenti. La casa editrice americana, proprietaria di circa 90 riviste tra le quali Time e Sports Illustrated, dopo aver già liquidato circa 500 dipendenti, starebbe infatti pensando di ridurre ulteriormente la forza lavoro.

SE LA RETE E’ LETALE

Secondo Anthony Napoli, rappresentante sindacale di Newspaper Guild al quale sono iscritti alcuni impiegati di Sport Illustrated, la società avrebbe già licenziato alcuni redattori della testata rei di produrre contenuti poco interessanti per gli inserzionisti. Nel frattempo questa nuova strategia che abbatte confini etici e professionali un tempo invalicabili, dilaga sul web col nome di native advertising ed è già stata adottata dal 62% degli editori statunitensi compreso il New York Times. ”Che fine stanno facendo i giornalisti e i direttori?”. Forse per le testate del futuro, basteranno i coordinatori del marketing e un manipolo di scribacchini che battono sulla tastiera sotto dettatura. Altro che native advertising: questa è la morte del giornalismo. A partire proprio dal Web che avrebbe dovuto essere il mare della libertà, mentre si profila come una rete letale per l’informazione.