Si annuncia il colore ma poi vedi il bianco, esplode l’etnico ma si rilancia il gessato blu, torna il jeans anzi l’abito a tre pezzi e via di questo passo. Io non ci capisco più niente. A Pitti Immagine in corso a Firenze le cosiddette tendenze si affiancano, si sovrappongono e talora si contraddicono. A volte leggendo certe critiche, sembra che i giornalisti abbiano visto e recensito saloni differenti. Chissà? Cosa capirà la gente che non è addetta ai lavori, peraltro sempre più disinteressata alla moda come si evince dallo sbrindellamento dell’abbigliamento di strada. Proprio questo scenario tuttavia spiega l’anarchia estetica che emerge dalla manifestazione alla Fortezza da Basso. Ormai, non c’è più uno stile unico e dominante: l’uomo può vestire come Fedez o come Tronchetti Provera; in bermuda o con la cravatta. Dunque, l’offerta si adegua, segmentandosi sino a disintegrarsi. L’importante è spiegarlo, sottolineando la relatività di ogni fenomeno che non è più assoluto.