Ma è ancora un calendario di alta moda? Alle sfilate parigine appena concluse, oltre alle proposte dei big, peraltro ad alto tasso di italiani dalla A, Armani Privè, alla V di Versace, ha debuttato anche Alberta Ferretti, peraltro più couture dell’alta moda di un altro esordiente: Scognamiglio. (Guarda le gallery). Inoltre, si sono viste collezioni cruise (Hermes e Miu Miu) e persino i pigiami (splendidi) di FRS by Francesca Ruffini. Il tutto da sommare ai pezzi di Vetements: insegna sotto la quale Demna Gvasalia ha riletto i capi epocali di 17 marchi storici in un’operazione tra moda, arte e costume.

Ogni prestito è valido

Questo accrocco la dice lunga sul crollo delle barriere pure tra i generi dei calendari e delle linee: alta moda, prêt-à-porter, limited edition: passerelle statiche, istallazioni, etc etc. Oggi il mondo va così: non ci sono neanche più  la destra e  la sinistra…figuriamoci le discriminanti della moda. Tanto più che gli eventi sono fatti per movimentare e attizzare le attenzioni intorno al marchio. Ogni manifestazione o supporto è un ottimo pretesto come dimostra da tempo il Salone del Mobile di Milano, divenuto un “Festival delle Idee”. Il prodotto, insomma, seppur sublime, è solo un mezzo e non un fine come ai tempi dei defilè. Tanto, in quanti lo indossano?