Dei tanti necrologi che sono usciti sulla scomparsa di Marta Marzotto – premetto, una mia grande amica – mi ha colpito l’etichetta riduttiva di “regina dei salotti”, specie se appiccicata con un aria di sufficienza negativa, genere Milano da bere/Roma Godona. Molto gettonato, anche l’appellativo “stilista”: sbagliatissimo perché non ha inventato nessuna linea (non esiste una giacca Marta come quella Armani). In compenso, ha ideato molti costumi a partire dallo sdoganamento del kaftano. Addirittura comico, ricordarla come “modella” visto che è stato il suo lavoro d’esordio, ha sfilato poco e non è passata alla storia come Veruschka o Mary Quant. Certo, il suo culo è in tutti i musei sui quadri di Guttuso e in una foto, indimenticabile, di Newton. Ma in questi casi fu musa. Con quale appellativo allora ricordare Marta?

NATA (E VISSUTA) SOTTO IL SEGNO DEI PESCI
Qui sorge il problema, perché lei era tanto di tutto ma al tempo stesso rifuggiva da qualunque cose la inquadrasse, compresa la monetizzazione delle sue intuizioni geniali. Questo spiega anche l’accozzaglia di stili al confine del kitsch delle sue case, dove i monetieri del ‘700 si mescolavano alle opere di Guttuso e alle ceramiche. Non a caso rivendicava di essere del segno dei pesci che sgusciano via nell’acqua, liberandosi dalle mani degli uomini che tentano di afferrali. (Vedi anche Guttuso).
Io però, da amico – e questo mi privilegia nella narrazione – almeno un paio di cosine in più da dire, le avrei.

L’INVENZIONE DEL BANCO-MART. E LA MARTALUNGA?
Intanto Marta era un genio del marketing e una copyright straordinaria. Fu la prima a portare la sua firma, “Marta da legare”, alla Standa, inaugurando prima di Zara ed H&M, la moda della grande distribuzione firmata. Da subito valorizzò il target della casalinga di Voghera, oggi riferimento di tanti, invitando le massaie alla sua sfilata. Aveva addirittura pensato per le sue clienti a una sorta di Carta Fedeltà (quella dei supermarket di oggi) da chiamare Banco-Mart. Strano che non abbia ipotizzato un grossmarket “Martalunga”. Ma con la moda del food attuale ci sarebbe arrivata. Non è tutto.

PRIMA DI UN PROFUMO DI CHANEL, “EGOISTE” FU UN PRESERVATIVO DI MARTA
Il marchio “Egoiste” del profumo di Chanel, lo registrò Marta prima della maison francese. Voleva usarlo per una linea di preservativi. Quando se ne accorsero a Parigi in Rue Cambon, l’omonima essenza da uomo era già in uscita. Così, i titolati emissari delle due C si recarono a Cortina per trattare i diritti con la Contessa. Lei commentò con ironia: “se sono venuti in fin quassù, vuol dire che valeva la pena”.

MARTA DA CONNETTERE
Questi sono solo un paio di aneddoti della Marta sottovalutata, perché molti di più su tutti i fronti, ce ne sarebbero da raccontare di una donna che non è stata un’artista ma ha vissuto ad arte, infondendola a chiunque la frequentasse con generosità soprattutto intellettuale, nonché materiale. Sgarbi, ancora sconosciuto, ma già intercettato dalla Marzotto, ricevette in dono un posacenere di Picasso. Perché, nei suoi salotti l’ex mondina, non ospitava in punta di forchetta e con la spocchia come le tante cornacchie che hanno cercato di imitarla: davanti a zola e polenta faceva interagire gente di ogni sorta. “Marta da connettere” aveva già inventato i social network. Per questo oggi la piangiamo e la rimpiangiamo in tanti senza distinzione di censo: trasversalmente. Con lei si chiude un anno da dimenticare e un’epoca indimenticabile.